Monte Sant’Angelo, celebre per il Santuario di San Michele (Patrimonio dell’UNESCO)

Monte Sant’Angelo, celebre per il Santuario di San Michele (Patrimonio dell’UNESCO)

Scritto da: Hotel Le Ginestre
Categoria: Territorio Vieste e dintorni
Monte Sant’Angelo

Monte Sant’Angelo è una delle tappe pressoché obbligate per chi visita il Gargano.

Il Santuario di San Michele è uno dei più importanti al mondo. Nei secoli è stato visitato da milioni di pellegrini.

In effetti stiamo parlando di uno dei principali luoghi di culto dell’Arcangelo presenti al mondo.

Non a caso nel 2011 è Patrimonio Mondiale dell’Umanità UNESCO.

Mentre nel 2014 ha ricevuto un altrettanto prestigioso riconoscimento dalla National Geographic Society.

L’istituzione scientifica ha infatti inserito la grotta di San Michele Arcangelo nella “top ten” delle grotte sacre più belle del mondo.

È l’unica in Italia a far parte di questa speciale classifica.

Alla scoperta della Celeste Basilica

Il Santuario, elevato al rango di basilica minore, è anche conosciuto con il nome di “Celeste Basilica”, poiché consacrato dallo stesso Arcangelo.

Puoi visitarlo quando sei in vacanza a Vieste, programmando una gita fuori porta durante il tuo soggiorno nel nostro Family Hotel nel Gargano.

Le origini del Santuario di Sam Michele sono antiche. Risalgono alla prima apparizione dell’Arcangelo, datata a cavallo tra il V e il VI secolo.

Ma con ogni probabilità la grande grotta calcarea fu luogo di culto già in epoca romana e greca.

Originariamente al Santo venivano attribuite guarigioni miracolose, attraverso la cosiddetta “stilla”.

Ossia l’acqua che stillava dalle rocce della grotta.

Tra il VI e il VII secolo la storia del Santuario di San Michele – dapprima sotto l’influenza dei Bizantini – si intrecciò con quella dei Longobardi.

Il sacrario nazionale dei Longobardi

Questo luogo di culto nel Gargano divenne il loro sacrario nazionale.

Proprio ai Longobardi, che vedevano nell’Arcangelo il loro dio guerriero protettore, si devono i primi importanti lavori di ampliamento e ristrutturazione della basilica.

Ma soprattutto a loro si deve la conoscenza del Santuario in tutta Europa.

Lo inserirono nel loro circuito di pellegrinaggi. Da allora i fedeli cominciarono ad arrivare da ogni angolo del Vecchio Continente.

Il Santuario attraversò un periodo tormentato tra il IX e il X secolo, a causa delle incursioni e i saccheggi ad opera dei Saraceni.

In epoca medievale fu di nuovamente sotto l’influenza dei Bizantini.

Dalla dominazione normanna a Carlo I d’Angiò

Poi fu la volta dei Normanni. Monte Sant’Angelo ottenne il privilegio della “Signoria dell’onore”.

Sotto la dominazione normanna avvenne un’altra importante ristrutturazione, con particolare riferimento alla chiesa grotta.

Ma una vera e propria trasformazione avvenne in età angioina.

Carlo I d’Angiò dispose i lavori per migliorare il collegamento tra la grotta delle apparizioni e il centro abitato.

Il Santuario cominciò ad assumere la forma attuale.

Fu sempre Carlo I a volere la navata a tre campate. Fu realizzata l’ampia scalinata che conduce alla grotta.

Sempre a lui è attribuita la costruzione del grande campanile.

In età moderna, intorno al XVII secolo, proprio per via dell’incredibile via vai di fedeli, Monte Sant’Angelo divenne il centro più importante di tutto il Gargano.

E fu importante anche con l’avvento del Regno d’Italia: la Basilica fu riconosciuta come cappella palatina, ossia dipendente direttamente dal re.

La storia del Santuario Monte Sant’Angelo raccontata attraverso l’arte

Naturalmente anche oggi il Santuario è meta di numerosi pellegrinaggi.

Ad accogliere i fedeli un complesso di notevole pregio storico e architettonico.

Nella parte superiore spiccano il portale in stile romanico e il campanile voluto dai D’Angiò.

In quella inferiore, raggiungibile attraverso la grande scalinata angioina, ci sono la grotta, i musei e le cripte.

Queste ultime sono l’autentico valore aggiunto dei Musei del Tesori del Culto Micaelico, composto dal museo lapidario e dal museo devozionale.

Le cripte sono presenti negli ambienti di epoca longobarda.

Qui c’è una particolarità: sulle pareti vi sono iscrizioni in runico. Ciò conferma la presenza di pellegrini provenienti dal nord Europa già in epoca longobarda.

Nella grotta c’è una statua dell’Arcangelo in marmo di Carrara, risalente al XVI secolo. Domina l’altare centrale.

L’opera del Sansovino è considerato uno dei primi capolavori rinascimentali nel meridione d’Italia.

La grotta, la cripta e la cappella penitenziale

Presente nella grotta anche la cattedra episcopale – risalente al XII secolo – e a una statua di San Sebastiano.

Negli ambienti della cripta sono esposti diversi reperti (statue) rinvenuti soprattutto in seguito gli scavi che hanno interessato il santuario.

Interessanti anche le porte d’ingresso in bronzo. Furono fuse a Costantinopoli nell’XI secolo.

Da visitare anche la cappella penitenziale, realizzata in occasione del Giubileo del 2000.

Ingloba elementi rocciosi che richiamano quelle grotte calcaree che rappresentano l’essenza del Santuario del centro garganico.

Al tempo stesso simboleggiano la vittoria del Salvatore sulla morte e sul peccato.

Cosa vedere a Monte Sant’Angelo

Dopo la visita al Santuario di San Michele, se ne può approfittare per apprezzare le altre bellezze poste nel territorio di Monte Sant’Angelo.

Tra queste va segnalato il castello normanno-svevo, i cui lavori cominciarono per volere di Roberto il Guiscardo.

Ampliato dagli Svevi, divenne una prigione sotto la dominazione angioina.

Altrettanto interessante quella che viene comunemente identificata come la tomba di Rotari, re dei Longobardi. Risale al XII secolo.

Da vedere anche il tempio di Sant’Apollinare, la chiesa di Santa Maria Maggiore e l’abbazia di Pulsano, già tra i luoghi del cuore FAI.

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